Una Romania inaspettata e meravigliosa

Una Romania inaspettata e meravigliosa

Durante l’ultimo viaggio in Romania in occasione dello stage formativo delle studentesse del Renier ed anche dell’incontro nella capitale con il Ministro Delagato alle Politiche Sociali abbiamo avuto modo di scoprire una Romania inaspettata e meravigliosa.

Avendo due giorni “liberi” io e Morena abbiamo pensato di andare a visitare l’amico Padre Albano dei Padri Somaschi nella lontana Baia Mare, nell’estremo nord della Romania, per conoscere meglio la propria attività umanitaria e peralimentare la nostra filosofia di “rubare con gli occhi” per crescere.

Non avendo visto nulla della Romania ad esclusione di Petrosani e Bucarest abbiamo pertanto aprofittato per concentrare anche alcune attrazioni storico-culturali protette dall’Unesco.

Durante il trasferimento da Bucarest a Petrosani ci siamo fermati ad Horezu, attraversata in precedenza una dozina di volte, ma nella quale non ci siamo mai arrestati ed abbiamo potuto visitare l’omonimo monastero protetto dall’Unesco.

Dopo di che abbiamo fatto una piccola deviazione per solcare la famosa Transaplina, strada di montagna conosirata assieme alla Transfagarasan una delle strade più belle del mondo, e così é. Abbiamo iniziato a salire senza soluzione di continuità lasciandoci alle spalle decine di tornanti per arrivare al passo più alto della Romania, oltre 2200 metri di altitudine.

Considerate che la montagna più alta della Romania arriva a mala pena a 2500 metri e pertanto siamo saliti oltre le vette più vicine e ci siamo immerso nelle nuvole fino a non vedere oltre i dieci metri davanti a noi. Peccato che non vi fosse alcuna forma di protezione laterale e che continuassimo a salire.

Scollinato nella sommità più alta della montagna il cielo ci ha regalato uno squarcio di sole che ha illuminato il paesaggio lunare brullo e senza vegetazione in cui spiccavano le pietre coperte da muschi verdastri. Ed attorno a noi il nulla e tutte le altre cime arrotondate dai secoli sotto di noi. Una bellissima sensazione anche se di li a poche decine di metri avremmo dovuto riimmergerci in quel mare di nubi e nebbia.

Un’avventura come solo in Romania si può ancora vivere, come le nevicate di Brasov o le tormente di ghiaccio di Bucarest…

Arrivato a Petrosani ci siamo potuti immergere nella consueta ed anche per questo inaspettata magia di Casa Pollicino ed abbiamo potuto condividere le emozioni coinvolgenti delle ragazze del Renier. Anche le motivazioni umane e le emozioni degli studenti dei licei di Belluno sono un grande stimolo per proseguire la nostra perigliosa attività.

Ma un altro grande impulso inatteso ci é giunto da quello che avremmo visto nei giorni successivi. Difatti, approfittando della visita a Baia Mare abbiamo effettuato un circuito di quasi 2 mila chilometri per visitare degli altri siti protetti dall’Unesco e di cui avevamo potuto vedere le immagini solo tramite internet.

Prima tappa Alba Iulia, capitale storica della Transilvania e città di origine romana. Sorprendente per la cura in cui é stata ristrutturata l’intera ampia cittadella anche se forse in maniera un po’ troppo invasiva da lasciare una alone eccessivamente posticcio.

Continuando in direzione di Sighisoara siamo entrati nella zona delle chiese fortificate dei villaggi sassoni  della Transilvania. Sono delle chiese di campagna attorno alle quali sono state costruite delle mura di fortificazione dove all’interno trovavano protezione gli agricoltori e gli artigiani durante le numerose aggressioni che giungevano dalle continute invasioni ottomane e tartare.

La prima che abbiamo visitata é stata quella di Valea Viilor, trovata quasi per caso in un paesino di neanche due mila anime. Poi ci siamo fermati a Biertan dove la struttura é decisamente più importante anche grazie alle tre fila di mura di cinta.

Arrivati a Sighisoara, forse la più turistica delle nostre mete, abbiamo passeggiato senza obiettivo lungo il borgo medioevale splendidamente ristrutturato e conservato.

Continuando verso nord siamo giunti lungo le splendide strade collinari panoramiche del Maramures, a Baia Mare dove a abbiamo mangiato con Padre Albano ed alcuni dei suoi volontari.

Volendo andare ancora in direzione nord, siamo arrivati a poche centinaia di metri dal confine con l’Ucraina ed abbiamo raggiunto Sapanta e l’eccezionale Cimitero Allegro. L’evoluzione sarcastica nell’elaborazione delle lapidi ha avuto inizio nel 1934 grazie all’artista locale Stan Ioan Patras. Oltre 800 azzurrissime tombe ora sono dipinte con scene di vita, il più delle volte ironiche, della persona sepolta. L’ultima tomba prodotta da Patras è stata quellquell’area stesso poco prima della sua morte.

Il cimitero é fantastico e pur essendo piccolino ed inserito in un paesino anonimo rapisce nel suo susseguirsi quasi infinito di tombe ed immagini della vita reale e delle causa della morte del defunto. Imperdibile.

Non abbiamo avuto tempo per visitare le chiese in legni del Maramures, anch’esse protette dall’Unesco, ma abbiamo potuto apprezzare lungo la strada gli imponenti portoni d’ingresso e lo stile urbanistico ed architettonico dei villaggi montani, caratterizzati dal grande uso del legno per i ballatoi e gli ingressi del cortile.

Diretti ad est verso abbiamo attraversato un passo montano e siamo entrati nella splendida e straordinaria regione della Bucovina, tanto per la natura incontaminata e dolcissima, quanto per la cura delle case rurali e dei piccoli poteri tutti coltivali ed abbelliti da coloratissimi fiori, infine per gli straordinari monasteri ortodossi dipinti, patrimonio dell’UNESCO.

Ne abbiamo visitati solamente tre Moldovita, Sucevita e Voronet. É impossibile descriverli, bisogna assolutamente visitarli. Oltre all’impatto visivo delle splendide e significative decorazioni interne e soprattutto esterne dei monasteri, a sorprendere é stata la quiete delle nebbiose coline circostanti e la presenza discreta e preparata dei turisti, in gran parte stranieri.

Ci mancavano oltre 500 km per arrivare a Bucarets e pertanto a scandire irrimediabilmente le nostre ore non era tanto l’orologio quanto la strada, tutta statale, che dovevamo ancora percorrere.

Una mini gita “Japan Style” di due giorni e due mila chilometri che ci hanno regalato una Romania straordinaria per le bellezze naturalistiche ed artistiche ma assolutamente sorprendente per la maturità dimostrata nell’ospitalità e nella cura delle proprie attrazioni.

Delle sensazioni utili anche per noi di Pollicino che siamo forse troppo assuefatti dalla grigia incombrante presenza dei palazzoni e delle miniere di Petrosani. Un’altra Romania esiste e invitiamo tutti i nostri amici a ripetere la nostra esperienza, magari con almeno una settimana di tempo…

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